Aprile 16, 2024

Per alcuni la Dama di Elche, non è altro che la scultura di una potente regina o di un’antica sacerdotessa iberica, per altri è la prova dei progressi tecnologici utilizzati in una civiltà perduta nel tempo.

Il misterioso manufatto ― un busto policromo rappresentante una testa di donna, sapientemente scolpito in pietra calcarea porosa alta 56 cm, largo 45 cm e profondo 37 cm ― fu portato alla luce nel 1897 da un giovane contadino che stava pulendo un’area di erreno incolto per piantare le sementi. La proprietà Alcúdia a Elche, si trova nel sud-est della Spagna.

Dama di Elche
Davanti e dietro della Dama di Elche.

Secondo gli esperti, la scultura risale al IV secolo a.C. e la sua scoperta conferma l’esistenza di un’antica cultura iberica.

Le condizioni in cui è stata ritrovata la Dama di Elche sono impressionanti, rispetto agli altri reperti rinvenuti nella stessa regione. Questo busto sembra essere stato fuori contesto, sembrando essere stato deliberatamente collocato nel luogo da proteggere o nascondere, in modo tale che è praticamente impossibile sapere quale sia il suo vero significato e scopo, poiché non è correlato a l’ambiente in cui è stato trovato, quindi un mmistero nel mistero.

L’enigmatico elmo della Dama di Elche

L’intero pezzo pesa circa 65 chili e rappresenta una donna splendidamente vestita con tre capi di abbigliamento: una tunica, un vestito e un mantello aperto con risvolti. Quando il busto è stato scoperto, sono state notate anche striature di colori vivaci, come il rosso e il blu, il che significa che probabilmente in origine era colorata.

Dama di Elche
La Dama di Elche al museo.

Ma ciò che spicca di più nell’opera, sono le due grandi spire, che le incorniciano ogni lato del viso, simile a uno chignon, intrecciato e decorato con forme di fiori di loto e perle, con orecchini che le scendono fino alle spalle e una collana intagliata che le adorna il collo.

La Pincipessa Leila (Carrie Fisher) di Star Wars usa i chignon in modo molto simile alla dama di Elche, così ocme facevano le donne nipponiche.

L’origine del busto è oggetto di molte discussioni

Alcuni studiosi sostengono che La Signora di Elche sia iberica e suggeriscono che questa sia l’immagine di una regina, poiché solo una donna dell’alta aristocrazia poteva usare una decorazione così spettacolare e maestosa, mentre altri ricercatori ritengono che fosse una sacerdotessa o un’antica Dea legato alla cultura basca.

Altri studiosi suggeriscono che sia stato scolpito nell’immagine di una dea di Cartagine di nome Tanit, nota per avere poteri sulla luna, sul sole e sulle stelle. Noi l aconosciamo come Astarte, Ishtar, Inanna ecc..

Altre dame iberiche del periodo Matriarcale.

Ora, per alcuni pensatori etichettati spesso come complottisti, più verosimilmente teorici degli antichi astronauti, quello che indossa la donna non è altro che un elmo con tecnologia antica avanzata. Essi hanno proposto che La Signora di Elche, sarebbe la discendente di alcuni coloni di Atlantide in quella regione della penisola iberica. Il suo elmo tecnologico rifletterebbe la natura altamente avanzata di questa civiltà. Riguardo a queste affermazioni però non entrerò al momento in merito. Ma vorrei fare una precisazione.

I Miti di Atlantide dicono che quendo essa sprofondò negli abissi e si distrusse, alcuni superstiti sbarcarono e colonizzarono le coste di tutto l’oceano atlantico, incluo la penisola iberica. Secondo alcuni teorici il gruppo sanguigno 0 sarebbe caratteristico dei discendenti di Atlantide. Attualmente, il manufatto originale si trova a Madrid e una sua replica è stata prodotta e conservata presso il Museo di Archeologia e Storia di Elche.

Altre scoperte archeologiche correlate che lasciano perplessi gli archeologi

Ci sono altre scoperte strabilianti che ricordano La signora di Elche. Nel 1987, La signora di Guardamar è stata scoperta nel sito archeologico fenicio Cabezo Lucero nella provincia spagnola di Alicante, vicino a Elche. Purtroppo parzialmente distrutto, ha subito un’opera di restauro e di ricostruzione.

La signora di Guardamar.

La civiltà fenicia ha le sue origini nel Mediterraneo orientale, si è concentrata lungo il Libano e la Siria e, al suo apice, tra il 1.100 e il 200 a.C., la civiltà si è diffusa lungo la costa del Mar Mediterraneo fino alla penisola iberica. Molte costruzioni misteriose o megalitiche fenice sono sparse per tutto il Mediterraneo.

Un’altra scoperta, ancora più intrigante, furono i 12 medaglioni con la stessa figura e contenenti iscrizioni cuneiformi rinvenuti nel 1969 a Richfield, Utah, negli Stati Uniti. Questi manufatti erano sepolti a più di due metri di profondità. Essi sono un completo mistero e, fino ad oggi, nessuno ha saputo spiegarne l’origine.

È noto che i Fenici furono esperti navigatori e intrepidi esploratori, sviluppando una vasta rete di commerci marittimi che durò più di un millennio, diventando la potenza dominante per gran parte dell’antichità. Siamo forse davanti ai discendenti di Atlantide, che prima dei Fenici fù Creta? Ovviamente è solo una ipotesi.

Uno dei medaglioni con la Dama di Elche ritrovati nello Uyahm Stati Uniti nel 1969.

Ci sono molte teorie sulla presenza dei Fenici in America, anche in Brasile, che sono supportate da documenti, iscrizioni e reperti scoperti. Ciò indicherebbe che questa civiltà era molto più avanzata di quanto si suppone e avrebbe almeno attraversato l’Oceano Atlantico 2.000 anni fa prima di Colombo. Essa inoltre potrebbe avere connessioni o forse anche essere composta dai discendenti della civiltà perduta di Atlantide.

Uno straordinario manufatto

Facciamo un salto indietro e un mini riepilogo che ci introdurrà ad altri particolari della sua socperta. Nel 1897, gli archeologi hanno scoperto il manufatto in una tenuta privata a L’Alcúdia a Valencia, in Spagna. Il busto raffigura una donna che indossa un elaborato copricapo. Considerato oggi come una delle icone più famose della Spagna, il busto è conosciuto come la Dama di Elche.

Si dice che un ragazzo di quattordici anni abbia rovesciato una pietra quando si è imbattuto nel busto. Del busto sembra si vedesse solo la testa. poi gli scavi portarono alla luce anche il collo e le spalle della donna ed infine il petto. Tuttavia, è possibile che il busto facesse originariamente parte di una statua più grande a corpo intero. Esistono molte ricostruzioni della statua.

Dama di Elche
Rciolorazione del busto della Dama di Elche.

Il complesso copricapo presenta due grandi bobine conosciute come “rodetes” su entrambi i lati della testa e del viso. Si pensa che si trattasse di un copricapo cerimoniale e che la donna potesse essere una sacerdotessa. Il copricapo scende sulla fronte, con un motivo di protuberanze marmoree in rilievo. Pezzi simili a nappe pendono davanti alle orecchie e elaborate collane le abbelliscono il petto. Il tutto ricorda molto le antiche raffigurazioni della Dea Ishtar in Mesopotamia. Il volto della donna contiene uno sguardo inespressivo e, quando è stato trovato, conteneva tracce di pittura decorativa rossa, bianca e blu. La composizione della pietra indica che fu scolpita a L’Alcúdia.

L’origine della scultura

L’origine della scultura è sconcertante ed è diventata oggetto di acceso dibattito. Alcuni studiosi suggeriscono che la scultura sia iberica e possa essere associata a Tanit, la dea di Cartagine, mentre altri hanno proposto che l’opera rifletta una dea atlantidea. Le caratteristiche insolite della scultura, come l’apparente testa allungata e le bobine sul lato della testa, hanno anche spinto a proporre numerose teorie alternative. Ad esempio, secondo alcuni ricercatori indipendenti, le bobine non fanno parte di un copricapo unico (idea che condivido, ma che approfondisco dopo), ma sono in realtà un tipo di copricapo tecnologico che riflette la natura altamente avanzata della presunta civiltà di Atlantide.

Dea Tanit/Tinnit/Astarte (Sarkophag einer Priesterin 4.-3. Jh. v. Chr. Musée National de Carthage).

Ci sono altri che sostengono che la statua non meriti l’attenzione che riceve perché si tratta, in realtà, di un falso. Lo storico dell’arte John F. Moffitt sostiene che la forma degli occhi e del naso della signora è “troppo delicata per essere stata scolpita nella Spagna precristiana”. Questa argomentazione è stata respinta da molti altri studiosi, che vedono il busto come un grande risultato della prima civiltà iberica.

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Una figura iberica o una Dea molto più antica?

Secondo l’Enciclopedia delle Religioni, la Signora di Elche avrebbe una connessione diretta con Tanit, una dea di Cartagine adorata dai punici-iberici. Tanit era una delle consorti di Baal, quello che secondo i testi di Ras Shamra era padre degli anni e dell’uomo, ed era considerato il progenitore degli Dei. Il simbolo di Tanit era la piramide tronca portante una barra rettangolare sulla sommità. Su questa barra appaiono il sole e la luna crescente. Tanit era la dea che deteneva il posto più importante a Cartagine e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete della città punica.

Lo stesso fenomeno è accaduto con la scoperta della Signora di Elche, avviando un interesse popolare per la cultura iberica pre-romana, tanto da apparire nel 1948 sulla banconota spagnola da un peseta. Secondo alcuni, tra cui anche noti siti italiani, la tradizione continuerebbe con la banconota americana da un dollaro, dato che il simbolo della “piramide con l’occhio che tutto vede” avrebbe una matrice comune con il simbolo di Tanit.

Sebbene il manufatto sia datato al 4° secolo a.C., alcuni ricercatori hanno ammesso che la statua potrebbe raffigurare una sacerdotessa, una nobildonna o forse una regina sconosciuta, magari di un popolo sconosicuto. Comunque una creazione artistica della quale non si conoscono le origini. Anche la datazione è oggetto di speculazione: nessuno sa per certo quanto sia antica (qui non comprendo come la cosa sia ancora oggi possibile).

Frammento di un’anfora punica con il simbolo di Tanit. Il sigillo ricorda molto per forma e caratteristiche l’Ankh egizio, in entrambi i casi simbolo divino del sole.

Altre testimonianze fuori dalla penisola iberica

L’Ankh egizio.

La Dama è stata trovata vicino Elche, in un tumulo che gli arabi chiamavano Alcudia (collina). Questa in tempi antichi era circondata da un fiume. Sappiamo, inoltre, che l’insediamento in epoca ellenica era chiamato Helike (poi Illici dai romani), diventando “Elche” per gli arabi.

È possibile che il tumulo di Elche un tempo fosse una città appartenente ad un colonia atlantidea? Il simbolo solare associato alla dea Tanit ci ricorda che il culto del Sole era la religione dominante di Atlantide, e più tardi ereditato da tutte le culture antiche del mondo, dagli Egizi agli Inca.

Inoltre, il sereno volto quasi divino di questa dama di pietra è avvolto in una quantità incredibile di ornamenti insoliti, con due rotoli decorativi ai lati del viso, stranamente molto simili alle antiche decorazioni utilizzate dalle giovani donne Hopi non sposate.

Strane acconciature delle donne Hopi non sposate.

Una divagazione dovuta

Se notate nelle immagini successive, nonostante le epoche differissero tra le raffigurazioni, il copricapo è identico tra di esse. Lo stesso vale anche per la presenza dei leoni è identica. E’ incredibile come questi fattori e la forma cranica della Dea mesopotamica, siano identici o quasi a quelli della Dama di Elche. Posso presumere, che con l’acquisizione di altri possedimenti terreni su cui dominava come dea, essa, divenuta poi Tinnit/Tanis per i cartaginesi e probabilmente per gli iberici, acquisì un secondo elmo ornamentale o corona. Questo copricapo, con molta probabilità era ad incastro, esattamente come quello ì degli egizi dei due regni sud e nord.

Ia storia moderna della scultura

Nel 1997, il sindaco di Elche si è battuto per far restituire il busto della Signora di Elche dal Museo Archeologico Nazionale di Spagna a Madrid alla città di Elche. Esso doveva essere esposto durante le celebrazioni degli anni 2000 della città. Doveva essere una mostra speciale, ma la petizione per la restituzione del busto è stata respinta. La commissione governativa che ha respinto la richiesta ha affermato che il busto era troppo fragile per sopravvivere al viaggio di 250 miglia da Madrid a Elche. Tuttavia, altri ritengono che questa negazione fosse basata su motivazioni politiche, ma quali? Forse è troppo importante per essere fatta studiare ed essere esposta nella città di origine.

Il direttore del museo archeologico di Elche, Rafael Ramos, ha affermato che era “assurdo” dire che la statua non poteva sopravvivere al viaggio. Egli osservò che i pezzi più delicati vengono regolarmente trasportati in tutto il mondo. La sua convinzione è che a Madrid si preoccupano che la città di Elche non voglia poi restituire la statua. E che molte altre reliquie culturali sarebbero state rimosse da Madrid se il busto della Dama di Elche gli venisse soffiato (una spiegazione intelligente e plausibilissima). Ciò ha creato molti motivi di orgoglio sia a livello locale che regionale, a chi è della zona.

Dama di Elche
dipinto moderno raffigurante la dama di Elche.

la Dama di Elche tra miti e teoria degli antichi astronauti

Le controversie e le teorie sulla Dama di Elche illustrano l’importanza culturale del busto. In quanto famosa icona antica della Spagna, il busto rappresenta il passato culturale della Spagna. Ogni studente spagnolo impara a conoscere il busto e le storie dietro la sacerdotessa. Ma non riuscendo a conoscere le origini eali dell’opera tutto rimane avvolto nel mistero. La Dama potrebbe essere stata realmente una reliquia di una civiltà precedente agli iberici ed ai cartaginesi, forse molto più antica e risalente a quell’epoca in cui Atlantide non era ancora affondata.

Ma è possibile avallare questa ipotesi? assolutamente no, non esistono raffigurazioni pervenuteci che risalirebbero all’qpoca prediluviana e ci mosrerebbero gli antichi re o Dei di Atlantide. Se vogliamo fare un paragone tra divinità, conisderando la traslazione degli Dei antchi a quella del Pantheon greco, allora essa sarebbe Afrodite. Ma essa non ha nulla in comune con la Dama di Elche, almeno per quanto sia visibile. Per il momento quindi non sussistono elementi minimi per pensare che indossasse tecnologie o fosse una Dea.

Vedi anche l’articolo sui draghi come mezzo di trasporto degli Dei.

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