Luglio 21, 2024

Oggi sono qui per presentarvi un documento redatto pochi giorni fa da un carissimo amico sul SATOR, si tratta di un traduzione ed interpretazione del famoso quadrato palindromo, che per molti è magico, esoterico e addirittura per qualcuno occultistico. Ma la cui traduzione certa o interpretazione affidabileè sempre precaria e mai definitiva.

Anche se altri prima di lui avevano dato la stessa interpretazione letteraria, lo avevano fatto con poca chiarezza o poca efficacia e senza convinzione per via di una visione “militare-sociale-contestiale”. Anche nella versione ufficiale ecclesiasticaè avvenuta la stessa identica cosa.

Siamo quindi davanti al quadrato misterico per antonomasia, ovvero all’iscrizione che dice “Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas” che altri hanno associato persino ai misteri dei Templari e alla ricerca del sacro Graal. In realtà si tratta di una iscrizione molto diffusa di epoca romana, spesso incisa nelle strade e nei muri.

Probabilmente lo avete visto scritto (apparentemente senza senso) su qualche parete di un anfiteatro romano oppure a lato di una strada in qualità di elemento semplicemente ornamentale, almeno secondo le canoniche interpretazioni che non sono capaci di spiegarlo o di dargli un vero senso.

Lo potete trovare anche sulla facciata di una chiesa o chissà in quale altro luogo antico o misterioso che ha inglobato precedenti rovine e persino in alcuni libri dove naturalmente vengono enfatizzati gli aspetti misterici e presunti occulto-esoterici a volte legati erroneamente a crociati, templari e la massoneria, queste ulteime te oorie sono dovute essenzialmente a fattori com croci patenti inserite nel quadrato del sator in tempi successivi e alle “A” del SATOR, che in un determinato periodo erano praticamente indentiche alla simbologia del compasso massonico.

Forse vi siete chiesti cosa rappresentassero tutte quelle parole, magari costituiscono un rompicapo degli antichi romani che ha una valenza puramente: filosofica, storica o mitologica, magari è un codice segreto per pochi eletti, lepossibilità sono davvero tantissime. In realtà ci troviamo di fronte a un gioco di parole curiosissimo, che viene descritto da un numero impressionante di aggettivi per parole e frasi.

SATOR

L’acrostico in oggetto è “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, la lettura delle parole che viene fatta nel tradizionale sistema latino da sinistra a destra, dall’alto in basso, è una frase che può avere molti significati, li vedremo dopo, ma prima di tutto possiamo notare che è palindroma, quindi può esser letta anche da destra a sinistra. Ma non solo. Se leggiamo le parole in verticale, partendo dalla colonna a sinistra dall’alto in basso e seguendo a destra, leggiamo sempre “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, così come se leggiamo partendo dalla colonna di destra ma dal basso verso l’alto.

In pratica come lo si legga lo si legga viene fuori la frase in oggetto, che ci fa capire subito uno dei signifcati nascosti del SATOR, ovvero, che in qualsiasi contesto e modo lo osserviamo o qualsiasi intepretazione gli diamo, ciò che è fondamentale del suo significato èla centralità di esso in qualsiasi contesto. Cerchiamo quindi adesso di carpre quale sia questo significato criptato o esoterico.

Parole interpretabili come acronimi

Le parole di questo acrostico storico-misterico potrebbero anche essere degli acronimi, quindi nascondere significati più complessi rispetto a quelli più palesi. Ad esempio Arepo potrebbe essere “Aeternus Rex Excelsus Pater Omnipotens” (Eterno re eccelso, Padre Onnipotente), e tenet potrebbe essere “Tota Essentia Numero Est Tracta (“L’intera essenza è ottenuta con il numero”) o Tecta Erat Nocte Exordio Terra (“In principio la Terra era ricoperta dalle tenebre”), e così via.

Chi ha inventato questo acrostico, si è divertito parecchio, ma c’è un problema, l’interpretazione sacro romana è ovviamente successiva alla comparsa del SATOR di alcuni secoli, quindi è più probabile che un eventuale significato come quello qui sopra espresso sia successivo, ovvero un adattamento di qualcosa di precedente ad un’altra religione o cultura, questione costantemente fatta proprio dalla Chiesa romana come sua consuetudine sulle cose pagane. Quindi siamo davanti a qualcosa realizzato come un componimento in grado di far scervellare gli appassionati di enigmi per secoli, quando magari la soluzione è sotto al naso di tutti.

A quando risale il quadrato del Sator?

I primi esempi conosciuti del quadrato risalgono a un periodo certamente precedente all’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano e sono quindi di almeno 30-50 anni più vecchi della prima fondazione del cristianesimo e più vecchie della fondaizone ufficiale a Nicea di almeno 250 anni. Nella città semidistrutta sotto il Vesuvio sono stati infatti ritrovati diversi quadrati del SATOR, almeno tre, di cui uno nella villa di Paquio Proculo almeno secondo i testi scritti e uno in una colonna della Palestra Grande ma precedenti al cristianesimo di qualche decennio.

Dopo l’eruzione del 79 d.C. che distrusse le due città romane, si continuò a riportare il quadrato un po’ ovunque, possiamo quindi dire che la sua presunta origine è dei luoghi vesuviani, ma lo troviamo anche in Inghilterra a Cirencester, antica Corinium, in Francia a Rochemaure, Le Puy-en-Velay, Oppède in Vaucluse, oppure a Santiago di Compostela in Spagna, nelle rovine della fortezza romana di Aquincum in Ungheria e a Riva San Vitale in Svizzera.

Il SATOR è anche presente in molti luoghi famosi dell’Italia come: nelle abbazie di Veroli e Montecassino, nella Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, nelle chiese di Santa Maria Maddalena in Campo Marzo a Verona e di San Michele di Pescantina, nel Duomo di Siena e in tanti, tantissimi altri luoghi, come riportato da svariati libri e articoli in rete, ma è presente sicuramente in molti altri “lòcus”non turistici e non valorizzati o magari dimenticati o non di passaggio.

Il Quadrato del SATOR come simbolo cristiano

La soluzione al quesito è interessante, perché “SATOR” potrebbe essere interpretato non come Saturno ma come “Dio Padre”, e quindi la frase assumerebbe un significato profondamente differente. La traduzione nel senso più cristiano potrebbe essere “Il Creatore, l’autore di tutte le cose, mantiene con cura le proprie opere”, ma il quadrato può essere anche anagrammato nel modo che vediamo sotto in figura:

Dove la parola “Paternoster” ricorre in una croce greca con quattro lettere di scarto, A e O, Alfa e Omega, che potrebbero significare, nella simbologia cristiana, l’inizio e la fine (sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco).

Secondo l’interpretazione religiosa quindi, il quadrato del SATOR potrebbe essere un simbolo per i cristiani, un riconoscimento fra gli adepti alla nuova religione durante le persecuzioni romane. In questo caso la storia fa acqua da tutte le parti perché le prime persecuzioni su larga scala avvennero in epoca molto più tarda rispetto all’eruzione di Pompei, ovvero nel III e IV secolo d.C., e quindi questa interpretazioneè per me da considerata una storpiatura della realtà storica.

E’ interessante notare però come il Quadrato del SATOR sia stato trovato in molti contesti spesso legati al cristianesimo, alle crociate e i templari, cosa che però al contrario della credenza comune religiosa che lo associa ad un simbolismo cristiano/romano, potrebbe al contrario essere in contrapposizione, ovvero indicare la presenza di cristiani ai romani, ed anche se molti si ostinano a sostenere l’ipotesi religiosa e di come non se ne conoscano esempi antecedenti alla diffusione della nuova religione, abbiamo sopra visto che non è così.

Vorrei anche ricordare che la loro presenza in strade, mura, colonne e persino templi e chiese potrebbe semplicemente essere una targa di riconoscimento affissa per indicare il legame del luogo con un popolo, una cultura o una religione, esattamente come avviene oggi in alcuni quartieri e centri storici europei ed italiani dove si evidenziano alcune strutture religiose e culturali con cartelli stradali o affissioni murali, persino in lingua straniera, ma dubito fortemente che questa sia un possibile reale interpretazione del SATOR e non credo che sia un tema religioso e cristiano.

A Pompei fra l’altro è certa la diffusione del cristianesimo prima dell’eruzione, ma come religione ancor anon fondata ufficialmente, quindi i cristiani avrebbero fatto appena in tempo a lasciarvi la loro testimonianza scritta nel caso sopra discusso, poco prima di esser sepolti dalle ceneri e lapilli del Vesuvio, cosa poco credibile e molto improbabile.

Questa ipotesi però potrebbe confermare anche il mio pensiero sopra descritto e secondo me non è affatto una prova del suo collegamento con la nuova religione, ma solo che la comparsa dell’acrostico sia contemporanea o leggermente precedente alla comparsa dei cristiani nelle città romane occidentali.

Simbolo Apotropaico

Il quadrato del SATOR potrebbe essere un simbolo, un augurio di fortuna e prosperità in grado di scacciare il malocchio, qualcosa di scaramantico, qusto forte giustifichrebbe in toto la sua presenza nelle strade, nei muri, nelle chiese ecc.. Questa tesi trova vigore nel suo impiego successivo medievale, quando in pergamene, chiese e scritti di diverso tipo viene usato il Quadrato del SATOR con funzione benaugurante per un parto, per far catturare un criminale, per migliorare i raccolti e via dicendo.

Potrebbe anche o quindi essere un amuleto contro il malocchio, da impiegare quando ce n’è più bisogno. Ma come ho detto prima, potrebbero essere interpretazioni successive o addirittura lo sfruttamento di qualcosa non conosciuto, il cui significato reale è andato perduto e con un fine ultimo ben preciso, a cui gli si da un nuovo significato che ha cambiato completamente il suo senso.

In conclusione

E’ intrigante pensare che 5 semplici parole latino-romane possano nascondere tanti significati nascosti o più semplicmente interpretazoni possibili, un bell’esempio di quanto poco conosciamo del nostro passato. L’interpretazione semplice infine, ovvero “Il Seminatore con la roncola guida con cura le ruote” si presta a tantissime deviazioni del significato, secondo alcuni articoli in rete potrebbe celare semplicemente un proverbio, un modo di dire che noi moderni tentiamo in tutti i modi di capire senza riuscirvi.

Adesso ricordiamo un personaggio storico, attraverso le parole dell’amico appassionato di storia, religioni e miti che dice:

“Lucio Quinzio Cincinnato, che lascia il suo aratro nel solco, diventò didattore e condottiero, sconfisse i suoi nemici e torno al suo aratro per ben due volte nella sua vita, questo è indicativo di come avrebbero dovuto ragionare i romani e su cosa si faceva leva in epoca imperiale, ovvero che il coltivare la terra e dare benessere alla società romana erano la cosa fondamentale per la sua sopravvivenza e per il suo sviluppo socio-culturale.”

Massimiliano Militello

Io non sono d’accordo con questa ipotesi, credo che l’interpretazione di Massimiliano Militello, sia la più semplice ed anche la più logica e razionale, una ricerca che ha individuato nella sua semplicità il significato più profondo nel suo contesto giusto e di origine, senza lasciare a mio avviso più dubbi.

Esso ci riporta alle origini della vita stessa, almeno in senso civico, sociale e considerando il periodo dell’Impero romano alla base di tutto, tra i cui punti di forza, che oltre all’esercito, la strategia militare, l’architettura e la cultura, avevano un grande merito: le strade che univano tutti i regni e i territori e naturalemente la logistica, soprattutto basata sulle derrate alimentari e i granai e i magazzini, proprio per questo motivo direi che effettivamente alla base di un grande territorio in cui non doveva mai mancare il cibo, la rete capillare di rifornimenti alla cui base c’erano i produttori ditali risorse nn vi è dubbio, senza cibo non si vive.

Alla base di qualsiasi società ci sono i lavori manuali ed in particolar modo quello degli agricoltori che foraggiano la popolazione gettando le basi dell’abbondanza necessaria per far crescere una civiltà o una società e grazie ai quali il cibo, attraverso proprio quelle strade create dai romani, dove appare il SATOR, forse un monito dell’incessante lavoro che sta alla base di tutto e che permette all’impero di prosperare ed esistere; quindi il loro lavoro è all’origne di tutto il sistema sociale, alla sua base e nella sua stessa essenza.

Non a caso uno dei simboli romani più importanti è il fascio, che verrà poi assimilato durante il fascismo di ispirazione imperiale romana. Non dimentichiamo nemmeno che il luogo più sacro per i romani non era un tempio ma i Campi elis, dove si andava dopo la morte, e questi erano quasi sempre raffigurati come campi infiniti di grano.

Che sarebbe accaduto se saremmo stati catapultati nel passato?

Se avessimo incontrato un pompeiano qualunque nel 78 d.C. di fronte a un Quadrato del Sator, egli molto probabilmente ci avrebbe spiegato con estrema facilità il suo reale significato. Pensiamoci quindi di fronte a un bambino curioso che gli chiede il significato o a noi stessi nella nostra ignoranza a farlo, egli con molta probabilità ci direbbe forse che:

E’ un proverbio, che significa che bisogna saper guidare il carro per raccogliere le messi. O forse più correttamente ci direbbe che bisogna saper guidare un’aratro con le ruote, magari guidato dai buoi perun raccolto migliore o magari il carro che porta il raccolto attraverso le strade.

Magari avrebbe risposto diversamente ma con uguale semplicità, che è un monito che ci ricorda costantemente, che il lavoro più umile è anche il più importante, che sensa di quello non esiste niente.

Oppure ancora che, magari la parola Arepo era un nome proprio o come suggerito da alcuni ricercatori, una maschera divertente come “Arlecchino” e quindi un’allegoria, e chissà che significato assumeva per i latini inserito in quella frase e nel contesto dove era presente il quadrato.

In realtà, probabilmente non sapremo mai con certezza cosa si nasconde dietro “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, magari fa parte di quel patrimonio culturale popolare ormai perso fra le sabbie del tempo, un enigma dei nostri avi appeso all’arazzo della storia dimenticata, che ci racconta quanto, senza precisi riferimenti che ci consentono di interpretarlo, il passato, anche abbastanza prossimo come l’epoca Imperiale di Roma, possa risultare completamente inintelligibile ed imperscrutabile a noi moderni sapientoni dalla memoria corta.

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