Aprile 16, 2024

Tra i re più famosi al mondo c’è ne uno che tende a spiccare sugli altri, soprattutto nella cultura europea, Re Artù. La sua storia ha catturato l’immaginazione delle persone per secoli, fondendo storia e mitologia in un arazzo di incanto. Ma tra i cavalieri della storia a cavallo con i miti, storie cavalleresche, tra Feudi, ordini e quant’altro, le regole della cavalleria più romantica e le ricerche mistiche delle narrazioni, la domanda rimane: Re Artù era una figura storica o un prodotto del mito e della leggenda?

La leggenda di Re Arthurius è incentrata sul mitico regno di Camelot e sui suoi nobili Cavalieri della Tavola Rotonda. Mentre il suo Mito è incentrato sulla Dama del Lago, la Spada della Terra, la ricerca del Sacro Graal e l’Isola di Avalon.

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Si dice che Re Artù fosse un romano o meglio un britanno divenuto comandante romano, che abbia brandito la leggendaria spada Excalibur donatagli dalla Dama del lago, che abbia così unito il regno, difendendolo dagli avversari, in particolare dal suo infido nipote Mordred. Insieme alla sua regina, Ginevra, e al potente mago Merlino, Re Artù incarna gli ideali di onore, coraggio e giustizia, ma anche di amore incondizionato verso il proprio popolo e i propri sudditi. In alcuni miti e leggende la sua figura è legata al Pendragon, famiglia a cui appartiene, quindi ad ancestrali draghi e poteri terreni magici, nonchè ad un’antica civiltà druidica la cui stonehange sarebbe stato luogo di culto ancetrale.

Prove storiche dell’esistenza di Re Artù

Mentre la leggenda arturiana è stata immortalata nella letteratura e nel folklore, le prove storiche dell’esistenza di un vero re Artù sono sfuggenti, ma presenti. I primi riferimenti ad Artù compaiono in antichi testi gallesi, come gli scritti dello storico del IX secolo Nennio e l’epopea medievale “La storia dei re d’Inghilterra” di Geoffrey di Monmouth. Tuttavia, questi resoconti sono intrisi di leggenda e mancano di una documentazione storica concreta a priori, cosa che a mio avviso non inficia la storicità, ma soltanto ci impedisce di arrivare alle radici della stessa.

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La ricerca della vera identità di Re Artù ha affascinato studiosi e storici nel corso dei secoli. Alcune teorie suggeriscono che Artù potrebbe essere stato un guerriero celtico o un leader romano-britannico che combatté contro gli eserciti sassoni invasori nel periodo altomedievale.

Altri propongono che Arthur sia una fusione di varie figure storiche o un simbolo di orgoglio e unità nazionale. Le scoperte archeologiche hanno fornito indizi intriganti ma nessuna prova definitiva dell’esistenza di Re Artù. La ricerca di Camelot, la leggendaria corte di Artù, continua a sfuggire agli storici. Tuttavia, il fascino duraturo della leggenda arturiana parla della sua profonda risonanza all’interno della coscienza collettiva.

Una tra tutte lo descriverebbe come un gigante di oltre 230 cm seppellito in una ormai scoperchiata e distrutta chiesa.

Cosa rappresentà Re Artù?

Che Re Artù fosse un sovrano in carne e ossa o una creazione immaginaria, la sua eredità rimane un simbolo di cavalleria, eroismo e ricerca di una società giusta. La leggenda arturiana ha ispirato innumerevoli opere d’arte, letteratura e cinema, diventando parte integrante del patrimonio culturale delle isole britanniche e non solo. Nel regno di Re Artù, la storia si intreccia con la mitologia, offuscando i confini tra realtà e finzione. La leggenda di Arthur funge da testimonianza del potere duraturo della narrazione e dell’eterna ricerca di nobili ideali.

Personalmente credo si tratti di un grande guerriero realmente esistito su cui sono state costruite gesta mitiche o leggendarie più o meno veritiere maricche di particolari inventti ed esagerati per arricchire la simbologia esoterica e culturale di stampo religioso in una zona ancora semi selvatica e ricca di culti della natura come le isole britanniche.

Conclusioni

Mentre esploriamo l’enigma di Re Artù, entriamo in un mondo in cui verità e immaginazione si intrecciano, lasciandoci riflettere sul fascino senza tempo di questa figura leggendaria. In conclusione, la leggenda di Re Arturius continua ad affascinare la nostra immaginazione, tessendo un arazzo di cavalieri, castelli e ricerche del Santo Graal. Mentre le prove storiche di un vero Re Artù rimangono ancora poche e quelle presenti sono spesso in contraddizione tra di esse.

I miti e gli ideali duraturi associati al suo nome ci ricordano il potere della narrazione e il desiderio senza tempo di eroi e leggende che modellano la nostra identità collettiva, ispirandosi a racconti norreni e saghe sui nibelunghi, cosa poi ripresa anche dalla corona britannica in epoca moderna e dai nazisti nella II G.M.. Non dobbiamo dimenticare che la presunta epoca della sua esistenza combacia con la dissoluzione delle legioni romane dell’isola e la discesa dei pitti e degli scoti verso sud. Ma coincide anche con l’era d’oro dell’intramontabile fascino delle culture druidiche e naturalistiche onnipresenti fino all’avvento dei culti religiosi occidentali e l’epoca del dominioo eclesiastico sui regni di bretoni, sassoni e danesi.

Per quanto rigarda i miti legati alla spada della roccia, si rifanno a diversi fatti storici, le cui ispirazioni arrivano persino da località italiane in Toscana e Sicilia. La città isola di Avalon è invece retaggio chiaramente scandinavo/vichingo e ricorda l’isola degli Dei o Valhalla o il monte Olimpo dei Greci. Cercherò di esporre ed approfondire le storie su Avalon in un altro articolo in un futuro prossimo.

Vedi anche l’articolo: Abbazia di Thèlema

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