Caccia F-15 USA abbattuto da UFO Jellyfish?
Caccia F-15 USA abbattutto da UFO Jellyfish?
Un Caccia F-15 Strike Eagle da superiorità aerea viene abbattuto durante gli scontri in Iran, ma si innesca un dibattito che coinvole le tecnologie aliene.
Il dibattito all’interno della comunità di intelligence degli Stati Uniti si è intensificato a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal pilota di un caccia F-15E Strike Eagle dell’aeronautica militare statunitense (US Air Force), abbattuto nei cieli dell’Iran sud-occidentale. L’episodio, avvenuto nell’ambito del conflitto, ha visto il velivolo (noto con il nome in codice Dude 44, appartenente al 494° Fighter Squadron) venire colpito mentre operava nello spazio aereo iraniano.
Sebbene i due membri dell’equipaggio — il pilota e l’ufficiale ai sistemi d’arma (WSO) — siano stati tratti in salvo dalle forze speciali statunitensi dopo una complessa e drammatica operazione di ricerca e soccorso (CSAR), il resoconto fornito dal pilota durante i successivi debriefing militari ha aperto un caso spinoso tra gli analisti del Pentagono.
La testimonianza del pilota di caccia F-15: lo sciame a forma di “medusa”
Secondo quanto rivelato da fonti qualificate alla testata CNN, il pilota ha descritto una scena insolita nei secondi immediatamente precedenti all’espulsione dal velivolo. Il militare ha riferito di aver avvistato una formazione di droni (UFO) iraniani interconnessi che si muovevano nel cielo come se fossero un unico organismo che ricordava una Medusa, una struttura coordinata definita “a forma di Jellyfish” (con droni più piccoli sospesi sotto droni più grandi, a ricordare dei tentacoli). Altri analisti interni hanno descritto la testimonianza parlando di un vero e proprio “campo minato di droni”.
La notizia, ripresa e approfondita anche da Aerospace Global News, evidenzia tuttavia che l’avvistamento non è stato direttamente indicato come la causa strutturale dell’abbattimento, ma piuttosto come una presenza simultanea o immediatamente successiva all’impatto, quindi l’eventuale presenza dei Jellyfish potrebbe non esser stata la causa dell’abbattimento.

Lo scetticismo dell’intelligence e le cause dell’abbattimento
Il racconto del pilota ha generato forti divisioni tra gli esperti militari. Come riportato in un’analisi di DroneXL, la tesi di un reale e sofisticato “sciame di droni autonomi cooperativi” impiegato dall’Iran viene accolta con forte scetticismo per diverse ragioni oggettive:
- Mancanza di prove strumentali: Al momento non esistono immagini satellitari, registrazioni video della cabina di pilotaggio (cockpit footage) o dati dei sensori di bordo che confermino la presenza di tale formazione. Inoltre, il secondo membro dell’equipaggio non ha convalidato l’avvistamento.
- Il trauma del pilota: Gli esaminatori hanno sottolineato che il pilota era reduce da un forte trauma cranico (concussione) causato dall’abbattimento e dall’espulsione d’emergenza. Inoltre, per il militare si trattava del secondo abbattimento subìto dall’inizio delle ostilità (essendo stato precedentemente coinvolto in un errore di fuoco amico con un F/A-18 Hornet kuwaitiano), un fattore che spinge l’intelligence a chiedersi se la memoria visiva possa essere stata alterata dallo stress della situazione.
Riguardo alla causa reale della perdita del caccia milionario, fonti della difesa citate da NBC News indicano una spiegazione decisamente più tradizionale e concreta: l’F-15E è stato con ogni probabilità colpito da un missile terra-aria lanciato da un sistema portatile (MANPADS) di fabbricazione cinese.
Le medesime fonti ufficiali ritengono che Pechino possa aver fornito a Teheran anche sistemi radar avanzati di preallarme (come il modello YLC-8B), capaci di tracciare velivoli a bassa osservabilità. Le autorità statunitensi hanno commentato l’accaduto spiegando che le forze iraniane hanno utilizzato un missile a spalla, riuscendo a centrare il bersaglio.
I dettagli della complessa operazione di soccorso
L’abbattimento ha dato il via a una delle operazioni di salvataggio più imponenti della storia recente. Per estrarre i due aviatori dal territorio nemico, il comando statunitense ha mobilitato una massiccia flotta aerea.
Durante i tentativi di recupero, l’Iran ha opposto una dura resistenza contraerea: un aereo da supporto ravvicinato A-10 Thunderbolt II è stato abbattuto (il pilota è riuscito a mettersi in salvo lanciandosi sopra lo spazio aereo del Kuwait), due elicotteri UH-60 Black Hawk sono rimasti danneggiati subendo il ferimento di alcuni membri dell’equipaggio e diversi elicotteri leggeri per operazioni speciali MH-6/AH-6 Little Bird sono andati distrutti o sono stati intenzionalmente fatti esplodere dalle forze USA per evitarne la cattura, insieme a due velivoli da trasporto MC-130J Hercules rimasti bloccati al suolo.
Sia lo United States Central Command (CENTCOM) che l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (ODNI) hanno preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali o commenti formali in merito alla specifica vicenda dello sciame di droni sollevata dai media.
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